• Andrea

From East to West


Ciao a tutti!

Vi scrivo dal parcheggio di un Walmart nello Utah (c’è il Wi-Fi).

Siamo a 1600 metri di altezza, fa discretamente freddo e... nevica.

Abbiamo toccato quota 10.000 km dalla partenza di questo incredibile viaggio e supponiamo di andare ben oltre i 20.000 previsti.

Dall’ultimo post in cui vi parlavamo della Florida ne abbiamo fatta di strada e abbiamo attraversato la bellezza di 5 stati.

Alabama e Mississippi li abbiamo visti di sfuggita mentre in Louisiana ci siamo fermati a New Orleans.

Siamo arrivati proprio il giorno di Pasqua e ci siamo uniti ai festeggiamenti seguendo i carri insieme a una moltitudine di gente stravagante. 

La città non ha il classico stampo americano, forse grazie alle influenze francesi e africane e si respira un’aria differente. 

Vivaci bar e caffè costeggiano Bourbon Street, che attraversa tutto il centro del Quartiere francese con i suoi edifici dai balconi con le ringhiere in ferro battuto. 

I dintorni della città sono davvero degradati e la sua periferia fatiscente non ci ha invogliato a cercare un posto per la notte. Abbiamo proseguito verso Lafayette ma anche lì la situazione non è cambiata. Ci siamo fermati in un Walmart per fare la spesa e sostare per la notte ma le sbarre tipo prigione e la guardia armata (mai visti nella grande catena di ipermercati fino a ora) ci ha fatto desistere.

Abbiamo trovato un piccolo campeggio in un bosco poco distante e, parlando con un belga che insegna francese qui, abbiamo scoperto che in questa zona dell’America ancora oggi c’è parecchio razzismo e che i quartieri sono ancora divisi tra quelli dei bianchi e quelli dei neri.

Lasciata la Louisiana con un po’ di amaro in bocca, siamo entrati in Texas che ci ha accolto decisamente meglio.

Chiacchierando con altri viaggiatori siamo venuti a conoscenza delle BLM (bureau of land management), delle aree naturali senza nessun servizio messe a disposizione dallo stato per campeggiare liberamente.

Macinando km abbiamo raggiunto la costa del Golfo del Messico dove ho surfato e tutta la family si è rilassata in spiaggia.

Con immensa gioia dei ragazzi e di Maya abbiamo dormito letteralmente davanti al mare (permesso dalla municipalità e gratuito).

Lasciata la costa ci siamo diretti nell’entroterra per visitare Austin, la capitale dello stato che ci ha accolto con una calda giornata di sole.

Abbiamo passeggiato tra le vie di questa città particolare ed eclettica e ci siamo fermati ad assaggiare le prelibatezze dei famosi foodtruck, dei camioncini adibiti a chioschi dove è possibile gustare ogni genere di cucina.

Via della capitale ci siamo immersi nel paesaggio western di Bandera, dove abbiamo ascoltato ottima musica country sorseggiando una birra e guidato lungo bellissime strade panoramiche alla scoperta della Hill country Texana.

Attaccare bottone con la gente del posto è facilissimo e pare che di italiani ne passino davvero pochi da queste parti.

La strada verso ovest ci ha poi portato al Devis Mountain State Park, dove ci siamo fermati un paio di giorni per percorrere dei trail immersi nella natura e goderci una notte stellata dal McDonald Observatory.

Visto il sold out dei biglietti per entrare ci siamo sistemati nel prato adiacente all’osservatorio con un coperta ad ammirare la volta celeste ma ad un certo punto Maya ha cominciato a ringhiare verso il buio e, solo dopo aver acceso la torcia, ci siamo accorti che eravamo in compagnia di una famigliola di cinghiali (probabilmente più allarmati di noi).

Lungo la strada per il New Mexico, ci siamo fermati a Santa Fe e, dopo aver passato il confine, abbiamo raggiunto la tranquilla Albuquerque, di cui abbiamo girato l’accogliente old town.

Alla fine però preferiamo sempre la natura al cemento e, girovagando, abbiamo trovato un’area remota (nel vero senso della parola)   chiamata De-Na-zin wilderness, un deserto con delle particolarissime formazioni rocciose, dove abbiamo anche trascorso la notte.

Ancora km sotto le ruote di Ronzinante e lo Utah ci ha accolto sfoggiando la Monument Valley in lontananza.

Per godere appieno dello spettacolo questa volta abbiamo pernottato in un campeggio vero e proprio, a ridosso delle meravigliose rocce rosse.

Abbiamo percorso la Valley drive, una strada sterrata di 17 miglia che attraversa la valle dando la possibilità di vedere da vicino queste cattedrali di arenaria rossa e non avremmo mai finito di scattare fotografie e fermarci dopo ogni curva.

Noah ha festeggiato qui i suoi 6 anni e penso che alzare l’asticella per il prossimo compleanno sarà davvero dura.

Dopo la Monument abbiamo puntato il muso di Ronzi verso Nord e ci siamo diretti all’Arches State Park, altra maraviglia della natura.

Anche qui, dopo una giornata di trail, abbiamo pernottato in una blm poco lontana dal parco.

Lasciato l’Arches è iniziata la salita verso il Bryce Canyon National Park e Ronzi ci ha dovuto scarrozzare fino a 2400 m di altitudine.

Le cime delle montagne erano coperte di neve e abbiamo dovuto risfoderare i pile.

I National Park americani sono davvero eccezionali: ranger cordiali, strutture efficienti e pulite e ovviamente posti spettacolari.

L’arrivo sull’anfiteatro di pinnacoli di roccia rossa ci ha letteralmente tolto il fiato e ci ha dato l’ulteriore conferma che la natura è la forma d’arte più bella del mondo.

Nel giro dei parchi non poteva mancare lo Zion, altra perla dello Utah.

Qui da aprile in avanti è obbligatorio servirsi di navette gratuite per girare.

A parte un trail, permesso agli amici a 4 zampe, Michela e io abbiamo dovuto alternarci per fare gli altri senza la nostra pelosona, ma siamo comunque riusciti a goderci appieno tutto quello che lo Zion aveva da offrirci e Maya ha potuto consolarsi facendo una bella nuotata nel Virgin River, il fiume che attraversa il Canyon.

Dopo 50 giorni on the road iniziamo a considerare il tempo passato qui come vita e non più come vacanza.

Siamo sempre più bravi a organizzare gli spazi del van e la totale padronanza del nostro tempo ci sta inebriando.

Gli impegni giornalieri si sono ridotti a magiare, trovare un posto per la notte e vedere le meraviglie che ci circondano.

L’inutile necessità del superfluo sta svanendo dalle nostre menti e, giorno dopo giorno, ci stiamo rendendo conto di quanto poco basti all’uomo per essere felice.

Senza retorica vi confesso che qualcosa dentro di noi sta cambiando e sono certo che nessuno sarà più lo stesso quando torneremo nel Bel paese.

Michela e io stiamo parlando di “costruire” qualcosa di diverso e, anche se di preciso non sappiamo ancora cosa, siamo certi di essere sulla strada giusta.

Citando Tolstoj:

“...una vita tranquilla, appartata, in campagna. Con la possibilità di essere utile con le persone che si lasciano aiutare, e che non sono abituate a ricevere. E un lavoro che si spera possa essere di una qualche utilità; e poi riposo, natura, libri, musica, amore per il prossimo. Questa è la mia idea di felicità.” 

E lo è anche per noi.

Ogni tanto pensiamo a cosa succederà dopo ma adesso non ci vogliamo soffermare su questo aspetto più di tanto e continuiamo a vivere il momento.

I ragazzi si stanno comportando davvero bene, oltre ogni più rosea previsione (tranne quando è il momento di studiare 😁). Regolarmente ci sentiamo con le maestre per rimanere al passo con il programma e, a parte qualche litigata e capriccio fisiologico, se la stanno davvero godendo anche loro.

Chissà cosa diranno fra dieci anni, parlando di questo viaggio...

Come genitori noi non possiamo che essere felici nel vederli crescere durante questo viaggio, facendo esperienze di vita reali, conoscendo persone e realtà differenti.

Tutto questo li sta rendendo molto elastici e siamo sicuri che un giorno raccoglieranno i frutti di questa esperienza. 

Anche Maya è spettacolare! Sul van e’ bravissima e ce la portiamo ovunque sia possibile. 

Alle volte dobbiamo alternarci per non lasciarla sola su Ronzi ma ci sono tante  altre occasioni in cui possiamo lasciarla libera di correre in un prato o su una spiaggia e questo rende tutto più facile.

Senza voler peccare di presunzione, nel nostro piccolo, stiamo dimostrando concretamente che viaggiare con 2 figli e un cane senza essere ricchi e uscendo dalle solite “rotte turistiche” è assolutamente possibile.

Oltretutto questa America ci sta davvero stupendo in positivo.

La gente è molto cordiale e sempre disposta a dare una mano; c’è un notevole senso civico che si concretizza in una grande educazione, nel rispetto del prossimo e soprattutto del proprio paese (pulizia per strada, niente cartacce, niente imbrattamenti).

Poi i pro e i contro ci sono ovunque ma, almeno sotto questo aspetto, dovremmo imparare qualcosa lì dalle nostre parti.

Ora proseguiamo verso l’Arizona!

In programma ci sono il Lake Powell, l’Antelolpe Canyon, il Grand Canyon e molto altro.

Ci sentiamo presto e, se volete seguirci quotidianamente, ci trovate su Facebook come @vanfamilyontheroad.

Buona strada a tutti!!!

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