• Andrea

Sognando la California


Ciao a tutti! Km percorsi dall’inizio del viaggio: 14.500 Nel post precedente vi avevo parlato benissimo del Bryce Canyon e dello Zion ma lo Utah ci ha regalato altre emozioni. Sulla strada per l’Arizona ci siamo fermati in una blm vicino a Kanab, più precisamente all’Escalante National Monument, dove abbiamo passato il pomeriggio ad arrampicarci sulle rocce.

La mattina seguente abbiamo conosciuto Dave, un signore di mezza età in pensione che gira gli States con il suo vecchio Ford e ci ha fatto piacere parlare con lui di scelte di vita, di comodità superflue e di una società che ci va un po’ stretta. È stato uno scambio molto bello che ci ha trasmesso tanta energia e, prima di congedarsi, Dave ci ha anche regalato due avocadi e una tavoletta di cioccolata. A poche miglia dal confine abbiamo fatto una sosta alla Lone Rock, una spiaggia affacciata sul Lake Powell, parcheggiando letteralmente a ridosso dell’acqua con il nostro Ronzinante. Maya e i ragazzi hanno giocato in acqua e noi “adulti” ci siamo rilassati. Un cartello con una stella gialla ci ha dato il benvenuto in Arizona e siamo rimasti subito senza fiato attraversando il ponte sopra la Glen Canyon dam, la diga che sovrasta l’entrata alla città di Page. Dopo una sosta al Walmart per il rifornimento viveri ci siamo fiondati all’Horseshoe Bend.

Dopo una facile camminata di un quarto d’ora siamo arrivati sul promontorio di roccia che si affaccia sulla meravigliosa ansa creata dal Colorado River e per l’ennesima volta siamo rimasti senza fiato.

Per la notte abbiamo trovato una blm poco fuori Page con una vista strepitosa sul Lake Powell; Michela e io ci siamo goduti una meritata birretta mentre i figli giocavano intorno al van.

Il giorno successivo siamo andati all’Antelope Canyon. Data la grande affluenza di turisti e la possibilità di visitare il Canyon solo accompagnati da una guida, contrariamente ai nostri principi, abbiamo deciso di prenotare i biglietti su internet con un paio di giorni di anticipo. Dire che ne è valsa la pena è riduttivo. Il percorso si snoda una decina di metri sotto terra, attraverso cunicoli, archi e formazioni di roccia rossa che, grazie alla luce filtrante del sole, creano giochi di luce e ombra sensazionali.

Lasciata Page e il Lake Powell ci siamo diretti a Sud per raggiungere il famoso Grand Canyon. Il North rim è chiuso fino a metà maggio così abbiamo “optato” per il più gettonato South rim. Il parco è davvero vasto e comprende diversi visitor center, una moltitudine di parcheggi, un lodge, un albergho, un campeggio e un servizio di navette gratuite per girarlo senza la macchina. Anche se lo avete visto in foto o lo avete ammirato nei documentari, il primo incontro con il Grand Canyon vi farà battere il cuore. Nessuna immagine o ripresa potrà mai trasmettere la vastità, la profondità e la forza di questa meraviglia della natura. 

Ce la siamo presa con calma e gli abbiamo dedicato tre giorni per non perderci neanche uno scorcio. Abbiamo cominciato con il Mother Point, poi abbiamo percorso il trail of age, dove vengono mostrati esemplari veri di rocce che compongono i diversi strati del Canyon.

Per la notte ci siamo accampati in libera nella Keibab forest, appena fuori dall’entrata sud del parco e il mattino seguente siamo rientrati per percorrere una parte del Bright Angel Trail che scende ripido attraverso le pareti di roccia, e l’Ermit road, una strada panoramica con numerose vedute spettacolari.

Durante la nostra permanenza al Grand Canyon siamo stati contattati da un’italiana che ha trovato il nostro blog in rete e che sta viaggiando come noi attraverso gli States a bordo del suo van. Anche lei si trovava qui e dopo un rapido scambio di messaggi ci siamo dati appuntamento per incontrarci. E così abbiamo conosciuto Clelia, una professoressa in pensione che sta viaggiando da 10 mesi da sola per l’America. Abbiamo chiacchierato parecchio del suo e del nostro viaggio, delle esperienze fatte lungo la strada, di figli, di scuola, dell’Italia e di mille altre cose ed è stato meraviglioso incrociare la strada con una donna così in gamba.

Sempre nel parcheggio del visitor center abbiamo incontrato anche Mirko e la sua fantastica famiglia. Avevano visto la nostra video intervista su Repubblica e stavano seguendo il viaggio sul blog. Il destino o quello che preferite ha voluto che ci incontrassimo proprio qui, durante il loro viaggio di tre settimane. Lasciato il gran Canyon alle spalle, ci siamo diretti a sud per raggiungere Sedona, una città particolare, new age e ricca di sentieri e formazioni rocciose incredibili. Alcune teorie sostengono che nell’area di Sedona siano presenti dei vortici di energia che, nel corso degli ultimi decenni, hanno attirato artisti, pensatori, gente alla ricerca di illuminazione e serenità. Abbiamo dedicato quattro giorni alla scoperta della zona tra i sentieri di terra rossa, scoprendo scorci di una bellezza travolgente e facendo addirittura un tuffo nelle acque gelide del fiume che attraversa il Crescent Moon park e, indipendentemente da quello in cui credete, vi possiamo assicurare che questa zona è davvero magica.

Dopo Sedona abbiamo puntato il muso di Ronzinante verso Ovest, in direzione della e California ma prima di oltrepassare un altro confine, ci siamo fermati ai piedi della Saddle mountain che ci ha regalato un tramonto e un’alba meravigliosi. Entrati in California, prima di raggiungere il Pacifico, abbiamo fatto tappa a Salvation Mountain e se avete visto il film Into the wild la conoscete di certo. Salvation Mountain è una montagna artificiale che si trova a Slab City, una comunità libera dal sistema capitalista, a sud del deserto della California. La montagna è realizzata con ogni tipo di materiale, come paglia e mattoni, e decorata con fiori, cuori e simboli religiosi. E’ l'opera visionaria dell'ex veterano Leonard Knight che decise di dedicare la sua vita a Dio, ergendo una sorta di totem dedicato all'Amore.

È stata un’esperienza davvero intensa e particolare e se passate da quelle parti fateci un salto perché merita davvero. Finalmente in California, abbiamo raggiunto San Diego dove abbiamo trovato un ottimo free spot per dormire e per girare la città. Ma prima del centro abbiamo preferito fiondarci a Ocean Beach, una spiaggia di meravigliosa sabbia bianca con un’abbondante porzione dedicata ai cani e ottime onde per il sottoscritto. Tutti contenti!

Daniel ha festeggiato i suoi 9 anni proprio qui e non vi nascondo una certa emozione nel vederlo crescere così velocemente e così bene (perché ogni scarrafone è bello a mamma sua). A la Jolla abbiamo ammirato le colonie di foche intente a grattarsi e oziare sulle rocce e poi, con l’oceano sulla sinistra abbiamo cominciato a salire verso nord.

A Cardiff ho incontrato casualmente Rob Machado (chi conosce anche solo un po’ il mondo del surf sa di chi sto parlando) che si è dimostrato una persona davvero easy e disponibile, mentre ad Huntington Beach ho surfato di fianco al mitico pontile visto in mille video di surf quando ero ragazzo. 

Le ruote di Ronzi hanno calcato anche le strade di Santa Monica, Venice, Malibù e Santa Barbara dove è stato più complicato trovare posti free per la notte ma in un modo o nell’altro ce la siamo cavata senza intaccare il nostro ridottissimo budget settimanale. La vita in California si è dimostrata essere più cara rispetto agli Stati del centro e alla East coast, così come il prezzo del diesel, che da queste parti si aggira intorno ai 4 dollari al gallone (sempre e comunque più basso che da noi in Italia).

Dopo più di 70 giorni di viaggio questa America continua a piacerci e a stupirci, con la sua meravigliosa natura e la sua gente davvero semplice che non perde occasione per attaccare bottone o per dare una mano. Tanto per rendere l’idea: a San Diego avevamo parcheggiato davanti a una fila di villette vicino al mare e un ragazzo, dopo essere uscito a salutarci, ci ha invitato a condividere il pranzo con lui. La gente per strada ti saluta e ti chiede come va senza bisogno di conoscerti e la maggior parte delle persone ha un sorriso pronto da regalarti; sono piccoli gesti forse, ma per noi fanno la differenza. I giorni scorrono sereni e la nostra vita è regolata semplicemente dal sorgere e dal tramontare del sole; i bisogni sono essenziali: amore, cibo sano, lettura, incontrare persone interessanti e visitare luoghi che ci riempiano l’anima e il cuore.

Siamo sempre più a nostro agio negli spazi ristretti di Ronzi che è diventato a tutti gli effetti casa nostra, tanto che i bambini, quando parliamo di “tornare a casa” rispondono: “ma siamo già a casa”. Le esigenze si sono ulteriormente ridotte e, giorno dopo giorno, ci rendiamo conto di quanto “superfluo” riempie le nostre vite, impedendoci a volte di concentrarci sulle cose davvero importanti.

Il nostro stile di vita sempre di corsa non ci permette di focalizzare le nostre energie nel presente ma ci obbliga a programmare eccessivamente il fururo e a rispettare un certo standard perché altrimenti si rischia di uscire dal “percorso” che ci insegnano essere giusto fin da piccoli.

Questo viaggio ci sta insegnando che i tesori più rari spesso si trovano fuori da questo “percorso” e che vale la pena uscire dal sentiero prestabilito, magari facendo anche qualche scivolone, o si rischia di perdere tanto dalla vita.

Non siamo diventati dei mistici ma stiamo semplicemente imparando a mettere in pratica il famoso “carpe diem” e goderci il momento preciso, perché una volta passato non tornerà più e ogni attimo della nostra vita merita di essere vissuto così.

Ora vi saluto con il semplice augurio di vivere pienamente ogni giornata della vostra vita! Alla prossima! Per seguire giornalmente le nostre avventure ci trovate su Facebook: @vanfamilyontheroad 


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