• Andrea

100!


Ciao a tutti! Km percorsi dall’inizio del viaggio: 18.200!!!! Vi scrivo queste righe da un promontorio a picco sull’oceano lungo la costa dell’Oregon e ho appena visto due balene ma di questo vi parlerò nel prossimo post e adesso riprendo da dove ci eravamo fermati.

Dopo esserci sollazzati nella soleggiata SoCal, ci siamo diretti a nord verso il Big Sur.

A causa di una frana e di una parte di strada letteralmente sprofondata, 10 miglia della Pacific Highway 1 sono chiuse al traffico da più di un anno. Per raggiungere la parte più interessante di questa famosa strada abbiamo dovuto prendere la 101 per raggiungere Monterey e da lì abbiamo invertito la marcia puntando il muso di Ronzi verso sud. L’abbiamo percorsa tutta (fin dove possibile) lentamente, godendoci ogni punto panoramico che appariva improvvisamente dietro ogni tornante. La sua aspra e selvaggia solitudine ha ispirato generazioni di poeti, scrittori, fotografi, pittori, musicisti, liberi pensatori e cercatori spirituali e non è difficile capire perché. Dopo essere ritornati a Monterey abbiamo lasciato la costa per dirigerci nell’entroterra e visitare tre dei parchi più belli della California. Il Sequoia National Park ci ha accolto con i suoi millenari alberi giganti.

La grande energia che avvolge questo luogo ha il potere di ridimensionarti e farti sentire parte di un tutto che va oltre la nostra razionale concezione di appartenenza. Non a caso, John Muir, uno dei più importanti naturalisti americani, ha passato diversi anni tra queste sequoie, che hanno ispirato in maniera significativa i suoi pensieri e i suoi scritti. Proprio per godere al massimo di questa meraviglia abbiamo evitato i rumorosi campground all’interno del parco e abbiamo cercato dei posti più isolati nella National forest circostante per accamparci in totale libertà. Dopo il Sequoia abbiamo attraversato il King Canyons National Park per arrivare al tanto atteso Yosemite.

Durante questo viaggio abbiamo visto parecchi parchi nazionali ma Yosemite è un luogo che va oltre ogni aspettativa, dove natura e magia di sono unite per dar vita a uno degli spettacoli più belli che un essere umano possa vedere. Ci abbiamo passato tre giorni pieni, ammirando in rispettoso silenzio il maestoso El Capitan, facendoci bagnare degli spruzzi delle sue fragorose cascate e percorrendo ogni suo sentiero.

Anche qui abbiamo optato per dormire fuori dal parco in libera, evitando la confusione del campeggio interno e risparmiando non pochi dollari. Dopo una tappa di avvicinamento abbastanza anonima abbiamo raggiunto San Francisco dove ci aspettava Magaly, conoscenza di vecchia data della nostra cara amica Vanessa, che ci ha accolto nella sua casa con un affetto e una gentilezza  tali da emozionarci. Come ormai sapete, noi di Vanfamily non amiamo le grandi città ma San Francisco ci ha stupito. 

La sua grande apertura al diverso e il suo essere multirazziale pur conservando una sua precisa identità, la rendono un luogo davvero unico nel suo genere.

Abbiamo visitato l’Embarcadero dove i bambini hanno potuto soddisfare la loro fame di sapere al meraviglioso Exploratorium, una specie di museo della scienza e della tecnica ma totalmente interattivo.

Ci siamo inoltrati nella vecchia Chinatown, nella briosa Little Italy e abbiamo percorso da North Beach tutta la passeggiata lungomare fino al famoso Pier 39, dove i leoni marini passano le loro giornate a schiamazzare e litigare per un posto al sole. Magaly ci ha ospitato per ben due notti e, dopo 3 mesi di viaggio, non ci sembrava vero dormire in un letto normale e avere un bagno a nostra completa disposizione. La nostra nuova amica non ci ha fatto mancare davvero nulla e ha regalato a dei perfetti sconosciuti quali eravamo un affetto così intenso che ci ha spiazzato. Salutarla non è stato facile perché quando nella vita si ha la fortuna di incontrare delle persone così speciali, si creano dei legami che vanno oltre le distanze e il tempo.

Ma la strada è vita, come scriveva Kerouac, e così, con gli occhi lucidi e il cuore colmo di gratitudine, siamo ripartiti. Abbiamo attraversato il Golden Gate e ci siamo fermati al view point a dormire per ammirare le luci che illuminavano la notturna skyline di Frisco e goderci la nebbia che la avvolge alle prime luci del mattino e poi di nuovo on the road, in direzione nord.

Guidando lungo la costa siamo arrivati al Redwood National Park, ricco di sentieri attraverso lussureggianti foreste di sequoie. La costa settentrionale della California si è dimostrata talmente differente rispetto alla soleggiata SoCal che ci sembrava di essere in un altro stato ma, a dirla tutta, questa grande diversità è proprio uno degli aspetti che ci ha affascinato di più di questa immensa America.

Settimana scorsa abbiamo festeggiato 100 giorni di viaggio e a pensarci bene 100 è davvero un numero importante, soprattutto per una famiglia come la nostra (e come tante altre) che non ha mai superato le tre settimane di ferie.

Non siamo stanchi, non sentiamo grande nostalgia di casa e, a parte qualche discussione, fisiologica in un van di 4,5 metri, ce la caviamo alla grande.

La nostra abilità nello scovare posti free per la notte cresce di giorno in giorno, così come quella di rifornire la tanica dell’acqua senza spendere un centesimo.

I ragazzi stanno imparando che l’acqua non è infinita come gli faceva credere il rubinetto di casa e che l’energia accumulata con il nostro efficientissimo pannello solare Solbian va usata con parsimonia.

Incominciano anche a spiccicare qualche frase in inglese e noi non possiamo che essere fieri di loro che, tra mille esperienze, stanno crescendo a vista d’occhio.

Durante questo vagabondare attraverso gli States, Michela e io abbiamo pensato parecchio alla nostra vita, a come usiamo il tempo e a come spesso lo sprechiamo o, più banalmente, lo lasciamo scivolare via. 

Senza voler essere antisociali ragioniamo sul fatto che l’essere umano dovrebbe ambire a qualcosa di più che rimanere inchiodato alla stessa routine per la maggior parte della sua esistenza e che dovrebbe cercare di realizzare la sua vera natura. Questo viaggio ci sta confermando che vale sempre la pena provarci, qualunque siano i nostri desideri, perché i giorni volano via velocemente e l’ultima cosa che vogliamo è il rammarico di non averci provato. Realizzare i propri sogni in un mondo in cui siamo apparentemente liberi di fare ciò che vogliamo ma che, a conti fatti, ci inchioda a terra con una serie di zavorre non indifferenti, non è semplice e spesso la strada da percorrere è piena di ostacoli.

Ma la posta in gioco è troppo alta... la posta in gioco è la nostra vita! Perciò “vivi, viaggia, buttati, benedici e non pentirti”, questo scriveva Kerouac (citato per la seconda volta in questo post) durante i suoi anni on the road e questo è l’augurio che noi facciamo a ognuno di voi. Buona strada e a presto.

#viaggio #usa #California #Volkswagen #westfalia #avventura #wanderlust

310 visualizzazioni

© 2017 VANLIFEFAMILYONTHEROAD. Proudly created with Wix.com - andrea.arqua@fastwebnet.it