• Andrea

La velocità del nostro vivere


Ciao a tutti!

Siamo tornati in Italia venerdì 27 luglio e, rimbambimento da fuso orario a parte, ho deciso di prendermi qualche giorno per elaborare il rientro e successivamente scrivere questo post.

Prima di condividere con voi le nostre considerazioni finali su questo rientro anticipato farò un passo indietro per raccontarvi gli ultimi giorni trascorsi in America.

Mentre oziavamo parcheggiati di fronte all'oceano Pacifico, godendo degli ultimi giorni a nostra disposizione, tra passeggiate in spiaggia, letture e surf, siamo stati contattati da una ragazza sarda che vive da tempo a Los Angeles.

Anna seguiva il nostro viaggio da marzo e, appena scoperto che ci trovavamo vicini a lei, ci ha chiamato per organizzare un incontro.

Il giorno seguente ci ha raggiunto sulla spiaggia di Yerba buena, nei pressi di Malibù, in compagnia dell'amica Antonella, bolognese doc trasferitasi anche lei da anni negli USA.

Abbiamo passato una bellissima giornata insieme parlando del nostro viaggio e delle scelte che le hanno portate a mettere radici dall'altra parte del mondo, poi, prima di salutarci, Antonella si è offerta di ospitarci nella sua casa di Redondo Beach la notte prima del volo e di accompagnarci all'aeroporto.

Dopo altri due giorni spensierati di acqua salata e sole abbiamo preparato Ronzinante per la spedizione e ci siamo diretti a casa di Antonella che ci ha accolti con grande affetto e disponibilità.

La sera prima della partenza si è riunita a noi anche Anna e, tutti insieme, abbiamo cenato alla "Bella Napoli", una pizzeria aperta meno di un anno fa da due ragazzi napoletani davvero in gamba (instagram labellanapolitakeout) che preparano la pizza più buona di LA.

La mattina seguente ho portato Ronzi al porto di Long Beach per imbarcarlo sulla nave che lo porterà nuovamente in Italia alla fine di agosto, poi Antonella ci ha accompagnato all'aeroporto.

Durante questi 5 mesi abbiamo elogiato la gentilezza e la disponibilità degli americani ma anche i nostri connazionali trasferiti qui non sono stati da meno e, oltre ad Anna e Antonella, un pensiero va ad Alessandro e Giorgia che, quando agli albori di questo viaggio iniziavamo a orientarci in questa terra immensa, ci hanno aperto le porte di caso loro nella bella Asheville.

Alla fine siamo partiti.

Durante il volo da Los Angeles a Milano (con scalo a Roma) ci è sembrato di rimanere sospesi nel limbo dei viaggiatori dell'aria per un lasso di tempo dilatato e incalcolabile ma il personale di bordo Alitalia è stato talmente gentile e disponibile con noi e soprattutto con Maya da rendere anche questa esperienza piacevole.

La nostra cagnona si è comportata benissimo e, al contrario dell'andata, ci hanno dato la possibilità di farle sgranchire le zampe nell'area posteriore dedicata al personale di volo a dimostrazione che sono sempre le persone a fare la differenza.

Una volta atterrati e usciti dall'aeroporto la prima cosa che ci ha colpito è stata l'incredibile differenza di profondità e prospettiva, che ha fatto sembrare il cielo nostrano così piccolo rispetto a quello a stelle e strisce.

I giorni seguenti li abbiamo lasciati trascorrere senza nessuna priorità se non quella di comprare del cibo, riposare e pensare.

Michela e io abbiamo ragionato ancora una volta sulla faccenda del motore, sulla decisione di tornare a casa prima del previsto e, a mente lucida, ma soprattutto a cuore leggero, ci siamo resi conto che rientrare a fine agosto ed essere catapultati nuovamente nella solita routine dopo solo un paio di giorni, molto probabilmente si sarebbe rivelata la scelta sbagliata, soprattutto dopo aver vissuto gli ultimi 5 mesi della nostra vita a una velocità differente rispetto a quella del resto del mondo.

Prima di partire pensavamo a questo viaggio come a una finestra che ci avrebbe permesso di fuggire dalla nostra vita di sempre e, per questo motivo, volevamo rimanere on the road fino all'ultimo giorno possibile.

Su questo blog abbiamo sempre parlato del tempo come bene più prezioso per l'uomo ma oggi ci siamo resi conto che non è la quantità a essere il parametro fondamentale bensì la qualità del tempo che viviamo.

Allora mi sono immaginato a bordo di una veloce e aerodinamica auto sportiva che sfreccia a 180 km/h lungo le strade americane o, se preferite essere più profondi, lungo la strada della nostra vita.

Ed ecco che a una tale velocità ci perdiamo tutti i dettagli del paesaggio, non distinguiamo i colori brillanti dei fiori, non sentiamo il profumo salmastro dell'oceano e perdiamo la capacità di vedere quelle possibilità che magari possono cambiare la nostra vista.

La società ha iniziato a correre via, sempre più lontano e sempre più veloce e noi, invece che rallentare per guardarci dentro, abbiamo schiacciato a tavoletta l'acceleratore della nostra comoda auto sportiva per restarle dietro, perdendo per strada troppe cose importanti.

Durante questi 5 mesi siamo riusciti a rallentare parecchio fino ad arrivare al momento magico in cui abbiamo cominciato a percepire il presente, l'esatto istante di congiunzione tra passato e futuro, quell'attimo in cui la vita di ognuno di noi è davvero reale.

Se fossimo tornati a fine agosto, dopo 6 mesi vissuti a 50 all'ora per ricominciare a correre a 180 all'ora dopo 2 soli giorni, molto probabilmente ci saremmo schiantati alla prima curva e avremmo rischiato di farci molto male.

Oggi, forse più ingenui, forse più bambini di quando siamo partiti o magari semplicemente più saggi, abbiamo scelto di ricominciare ad accelerare gradualmente, perché sul circuito della società a settembre ci dobbiamo tornare, questo è certo, ma è altrettanto vero che il piede sull'acceleratore lo abbiamo noi e possiamo decidere a quale velocità percorrerlo.

Magari qualcuno ci strombazzerà urlandoci dietro, come quando a Milano scatta il verde e tu non parti dopo il primo decimo di secondo, qualcuno ci supererà e arriverà prima di noi (ma qual'è poi il traguardo???), può darsi che romperemo il motore e dovremo fermarci finché non verrà riparato (ogni riferimento a sfighe varie è puramente casuale), ma almeno avremo la possibilità di vivere davvero e con intensità la strada che abbiamo scelto di percorrere o, perché no, di cambiarla con una strada differente.

Poi chissà , se rallentate anche voi, potremmo incontrarci lungo la strada e fermarci per un picnic.

Questo mese proveremo a far sedimentare tutte le emozioni che abbiamo dentro e io inizierò a mettere nero su bianco le esperienze di quest'avventura on the road... vedremo cosa verrà fuori.

Nel frattempo riguarderemo le migliaia di foto scattate e condivideremo con voi gli scatti più belli.

Buona strada ovunque voi siate e buona estate!

Un abbraccio dalla Vanfamily.

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